Consigli per la lettura

Mortimer Wheeler

L’ INCENDIO  DI  PERSEPOLI

Nel 330 a.C. Alessandro Magno conquista Persepoli, una delle capitali della superpotenza persiana sconfitta; ma prima della sua partenza per le campagne di guerra verso est finalizzate a raggiungere l’India e i presunti confini del mondo, un incendio distrugge la splendida città. Ancor oggi è misteriosa la causa, accidentale o intenzionale, della tragedia, e chi ne fu l’autore.

In questo volume interamente illustrato, uno tra i maggiori archeologi inglesi ne ripercorre la vicenda, e ne fa pretesto per illustrare l’epopea asiatica del condottiero macedone, fondatore di molte città che portarono il suo nome, e diffusore della civiltà che sarà detta ellenistica.

Consigli per la lettura

Giuseppe Basile

GIOTTO

Le storie francescane ad Assisi

(Electa)

L’importanza del Ciclo francescano sta nelle soluzioni formali rivoluzionarie. Innanzitutto l’impaginazione delle scene si differenzia nettamente dalle cornici geometriche pensate da Cimabue e dagli altri pittori duecenteschi: per essi la superficie era essenzialmente bidimensionale, ed era trattata quindi come la pagina miniata con motivi di corredo puramente decorativi. Per Giotto invece lo spazio pittorico doveva ricreare un volume tridimensionale e giustificò l’interruzione tra le scene tramite una serie di colonne che simulano un loggiato, sviluppando un’idea già usata, ad esempio nei mosaici della cupola del battistero di Firenze.

Con un sapiente dosaggio del chiaroscuro si rende l’evidenza plastica delle figure, mentre l’uso di architetture scorciate che svolgono il ruolo di quinte prospettiche creano degli spazi praticabili in cui i personaggi si muovono con naturalezza e coerenza, ad esempio possono girarsi di spalle rispetto all’osservatore cosa prima inconcepibile. La composizione è libera dagli schematismi e simmetrie della pittura precedente, anche se accanto a scenari naturali ed architettonici realistici troviamo ancora delle rappresentazioni dal gusto arcaico e non tutti gli scorci sono resi con la stessa sicurezza: più incerte appaiono le città dipinte in lontananza e gli edifici delle prime tre campate della parete sinistra.

Consigli per la lettura

Paul Ulrich (a cura di)

I  GRANDI  ENIGMI  DELLA

VITA  DI  STALIN

(3 voll.)

VOL. 1:

  • La fine dello zarismo
  • Stalin e il Testamento di Lenin
  • La liquidazione dei kulaki

Il primo volume di una trilogia che, in modo sintetico ma efficace, ci fa un quadro non solo della figura di Stalin, nel bene e nel male, ma soprattutto porta elementi nuovi ed inediti su una pagina della storia russa alquanto oscura. In questo primo libro si parla della fine dello zarismo, con l’inizio della Rivoluzione, gli sconvolgimenti popolari, lenin e trotstzy, sia dal punto di vista politico che umano. Fa davvero impressione vedere la figura dello zar Nicola II travolto dagli eventi e non in grado di salvare, malgrado il suo immenso potere, neanche la sua famiglia, barbaramente trucidata per ordine dei capi siberiani che avevano il terrore fallisse la Rivoluzione e si restaurasse la monarchia, tanto inetta e lontana dalle esigenze del popolo. Si narra anche della vicenda umana di lenin e del suo famoso testamento, che Stalin fece prontamente sparire, usandolo per eliminare i suoi avversari politici. Ed infine l’ultima parte ci descrive una pagina della storia russa poco conosciuta come la cancellazione dei kulaki, una classe sociale formata da contadini che grazie all’acquisto della terra si erano liberati dal giogo della fame e della povertà, non diventando ricchi, ma almeno avevano la possibilità di essere indipendenti e sopravvivere degnamente grazie al lavoro della terra. Stalin li spazzò via come nemici della rivoluzione, contribuendo cosi anche ad una crisi dell’agricoltura che durò mezzo secolo, e alla morte per fame di milioni di suoi connazionali.

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VOL. 2:

  • Il meccanismo delle purghe a Mosca
  • La scomparsa di Stalin nel giugno 1941
  • La morte di Beria

In questo secondo libro si affronta con sconvolgente documentazione il periodo delle purghe staliniane e, con freddezza e crudeltà estreme, Stalin uno ad uno eliminasse tutti coloro che erano contrari alle sue idee. Milioni e milioni di persone sparirono dal giorno alla notte o finirono i loro giorni in Siberia o si suicidarono, pur di sfuggire alla terribile vendetta di Stalin. Il tutto grazie alla polizia segreta comandata da Beria, spietato esecutore degli ordini di Stalin, un vero criminale della storia mondiale. Il secondo paragrafo narra la morte improvvisa di Stalin e il crollo di tutto un mondo che aveva cristallizzato ed isolato la Russia dal resto del mondo e della civiltà. Il terzo paragrafo si occupa invece della presa del potere di Kruscev e della conseguente dissoluzione di tutte quelle losche figure che avevano eseguito gli ordini di Stalin. Tra i più importanti proprio Beria che venne processato e poi giustiziato facendo cosi la fine che lui aveva decretato per milioni di russi e liberando finalmente la Russia dall’incubo del terrore poliziesco.

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VOL. 3:

  • Il duello Trotsky-Stalin
  • La guerra tra i due Stalin: la rottura Stalin-Tito
  • La morte di Stalin e la destalinizzazione

L’ultimo libro narra di come Stalin odiasse Trotzky in quanto erede legittimo di Lenin e vero creatore ed ideatore della Rivoluzione contro lo zarismo. Stalin con astuzia e cinismo poco a poco isolò il delfino di Lenin, fece in modo di esiliarlo e infine progettò e fece portare a termine il suo omicidio in Messico liberandosi cosi definitivamente dell’unico avversario pericoloso che aveva nel suo Paese. Il secondo paragrafo narra dell’inimicizia tra Stalin e Tito, il Presidente della Yugoslavia. Forse perchè simili caratterialmente i due erano spesso in conflitto e questo fini per agevolare il paese slavo per liberarsi dalla stretta mortale degli ordini di Stalin, divenendo il primo Paese socialista non allineato, ed esempio per tutti quei Paesi che pur aderendo al socialismo, volevano riforme indipendenti da Mosca, essere padroni in casa loro. La terza parte analizza compiutamente la morte di Stalin ed il processo di destalinizzazione del Paesegrazie soprattutto alla figura di Kruscev che seppe intraprendere riforme volte a risanare la disastrosa situazione economica e a riprendere il dialogo con l’Occidente e a far si che la Russia, con il suo enorme Impero, diventasse la seconda potenza mondiale.

Consigli per la lettura

Milovan Gilas

CONVERSAZIONI  CON  STALIN

Milovan  Gilas ha avuto il suo primo incontro con  Stalin  nel 1944  a  Mosca  dove  si  era  recato  per  conto  del  governo jugoslavo,  del  quale  egli  era  uno  dei  leaders,  secondo soltanto a  Tito.  Stalin dirige tutte  le  forze dell’Urss contro l’invasione  nazista;  Gilas arriva fino  a  lui dopo  un lungo  e avventuroso  giro attraverso  le  zone  già  liberate.  Ed  è  già nel  corso  di  quelle  prime  conversazioni  con  Stalin  e  con i dirigenti sovietici che si vanno delineando le  successive linee  di  marcia  della  politica  russa  nei  confronti dell’Occidente.

Gilas  non  trascura  di  farci  conoscere  da  vicino  le maggiori  personalità  di  quel  momento,  Molotov,  Zukov, Beria,  Malenkov,  Kruscev,  una  serie  di  brillanti, indimenticabili  ritratti.  L’ultimo  incontro  con  Stalin avviene  nel  1948,  sempre  a  Mosca,  dove  la  delegazione jugoslava si  era recata per scongiurare la rottura  tra  i  due paesi  che,  tuttavia,  si  verificò  poco  piu  tardi  nello  stesso anno.

Il libro riporta i dialoghi e le descrizioni molto dettagliate di quelle riunioni fiume, tenutesi nella Mosca di allora. Le testimonianze dirette di Gilas sono interessantissime e ne esce fuori uno Stalin tanto intelligente (aveva capito che nonostante la Germania fosse stata rasa al suolo sarebbe diventata la prima potenza europea in 10-15 anni!) quanto cinico. In particolare, alcuni individui dell’Armata Rossa, in Jugoslavia nel’44, avevano perpetrato una serie di violenze contro dei cittadini jugoslavi e questo aveva creato un caso politico tra le dirigenze dei due paesi. Fu per questo e per altre ragioni che Gilas e Tito si recarono così a Mosca.

Consigli per la lettura

Andrej Amal’rik

RASPUTIN

Il « monaco nero » e la corte dell’ultimo zar

Nessun personaggio della storia russa è avvolto nel mito come Gregorij Rasputin. Contadino semianalfabeta divenne un influente consigliere dello zar. Questo libro ne traccia la storia facendo un mirabile lavoro di ricerca, raccontato con lo stile di un romanzo. Profeta veggente, devoto, ma anche dedito ai piaceri del corpo, Rasputin fu al centro di grandi scandali che coinvolsero la famiglia imperiale e il destino di un impero ormai avviato al declino. Il misticismo demoniaco di Rasputin influenzava le scelte politiche dello zar, mentre l’aristocrazia tentava le ultime inutili mosse per riprendere il potere. Questo libro è un avvincente galleria di personaggi, protagonisti di una storia che viene raccontata per la prima volta con attenzione alla religiosità russa, ai suoi miti e leggende.

Consigli per la lettura

Félix Yussupov

DALLA  CORTE  ALL’ ESILIO

Memorie dell’uccisore di Rasputin

 

In questo suo libro di ricordi il principe Yussupov, erede di una delle famiglie più ricche di Russia, non si limita a descrivere come giunse ad uccidere il terribile monaco ma traccia anche un quadro della sua vita, come quella della nobiltà zarista, a cavallo delle rivoluzioni del 1917. Gli anni dell’esilio, le molte avventure nelle capitali d’Europa, l’incontro con esponenti dell’aristocrazia straniera come con artisti,politici e bizzarri personaggi, sono raccontate con raro fascino e garbo.

Consigli per la lettura

Muhammad Iqbal

IL  POEMA  CELESTE

Paragonabile nello schema al poema  dantesco, è  la  rappresentazione  allegorica  di un volo nel Mondo Superiore, compiuto dall’anima del Poeta, il pakistano Muhammad Iqbal (1877-1938), che ha come suo Virgilio l’anima del mistico persiano del XIII  secolo,  Jalal  ad-Din  Rumi.  Nel  suo viaggio  Iqbal  non tocca  però  l’Inferno,  né  fa  alcun  cenno  al  peccato; interessante  è  il  suo  incontro  con  Nietzsche,  il  filosofo tedesco  propugnatore  della  teoria  dello  Übermensch.  La vera fonte di questo messaggio, dato al mondo da Iqbal, fu lo spirito dell’Islam: Nietzsche non credeva nella religione, per Iqbal questa era invece la sola sorgente di vita e di forza.

Consigli per la lettura

Nezamî di Ganjè

LE  SETTE  PRINCIPESSE

E’ questo il capolavoro del poeta persiano Nezamî di Ganjè (Azerbaigian 1141-1204). Storie tratte dalla tradizione indiana, leggende popolari persiane rielaborate liberamente da Nizami, che le ha innalzate a simbolizzare sette aspetti del destino umano, collegandole all’idea dei colori planetari. Opera multiforme indefinibile: testo sapienziale, poema eroico, poema cavalleresco, romanzo, favola, storia d’amore. In sette padiglioni ognuno dei quali ha un colore dei sette pianeti, sette principesse, indossando abiti del medesimo colore, narrano ogni sera a Bahram, il re, una storia diversa. Una fantasia insieme sensuale e barocca, sublime e grottesca.

Consigli per la lettura

Omar Khayyam

ROBA’IYYAT

( QUARTINE )

Omar Khayyām, matematico e astronomo vissuto tra l’XI e il XII secolo, è noto nella storia della letteratura persiana per la sua attività poetica, benché appaia certo che non fu un poeta di professione: probabilmente componeva nei ritagli di tempo e per un pubblico ristretto di amici e intenditori. Sotto questo aspetto è noto per le bellissime Quartine (arabo رباعیات, Rubʿayyāt), nelle quali spesso si riversa lo spirito critico e corrosivamente ironico dello scienziato “insoddisfatto” del piano della creazione. In effetti, se è vero che le Quartine sono dedicate soprattutto al motivo del vino e all’esaltazione del “vizio” bacchico, contengono pure altri temi, assai più profondi, come ad esempio: una meditazione originale sulla morte e sui limiti della ragione umana “impotente” di fronte al mistero dell’esistenza; un rimprovero, spesso rancoroso, a Dio, il cui progetto creativo è accusato di irrazionalità e incoerenza; un feroce attacco al bigottismo e all’ipocrisia dei religiosi e al Corano non immune tuttavia da un sostanziale edonismo e da una visione materialistica e finanche atomistica della realtà.

Consigli per la lettura

Ts’ao Hsüeh-ch’in

IL  SOGNO  DELLA  CAMERA  ROSSA

Romanzo cinese del XVIII secolo

con 27 illustrazioni originali di Kai Ch’i

Il sogno della camera rossa, famoso anche come La storia della pietra, è un romanzo cinese, da paragonare in rilevanza ai più grandi lavori della letteratura occidentale del XIX secolo. Viene annoverato tra i quattro grandi romanzi classici della letteratura cinese. Un libro che nella Cina del 1765 riuscì a raccontare l’amore tra gli adolescenti; un libro che mise in scena idee che fondono pietre per riparare la volta celeste, fiori che promettono di restituire in forma di lacrime l’acqua con la quale sono stati coltivati, bambini che nascono con in bocca una giada.
Il romanzo fa una cronaca dettagliata, episodica, dei due rami del clan Jia, la casata Jung-kuo e la casata Ning-kuo, che risiedono in due grandi quartieri residenziali nella capitale. La prefazione della storia contiene suggestioni soprannaturali taoiste e buddiste. Una pietra senziente, abbandonata dalla dea Nüwa quando riparò la volta celeste miliardi di anni fa, chiede a un sacerdote taoista e a un monaco buddhista di portarla in giro a vedere il mondo. La Pietra e il Divino Attendente vengono separati ma restano collegati. Il protagonista, Chia Pao-yu, è l’erede adolescente della famiglia, forse una reincarnazione del Divino Attendente. Il Fiore della Perla Cremisi è adesso incarnato nella cagionevole cugina di Pao-yu, l’emotiva Lin Tai-yu. Pao-yu è predestinato in questa vita a sposare un’altra cugina, Xue Pao-chai. Questo triangolo amoroso, sullo sfondo del declino delle sorti della famiglia, costituisce il filone più noto nella trama del romanzo.

“Camera rossa” è un’espressione idiomatica che indica le camere appartate dove vivevano le figlie delle famiglie ricche. Si riferisce a un sogno del personaggio principale, Pao-yu, sogno ambientato in una “Camera rossa” e che preannuncia il destino di molti dei personaggi femminili del romanzo. “Camera” a volte viene tradotto anche come “Casa”, per l’ampia accezione della parola cinese corrispondente.